venerdì 11 dicembre 2015

"Questo è il mio spazio, quello è il tuo"



Guardateli questi due qui sopra, come sono in equilibrio. Non invadono l'uno lo spazio dell'altro,
eppure sono molto vicini.

Io questa cosa dello spazio l'avevo sottovalutata,
in tutti i sensi. E invece è fondamentale.

Il colore di una stanza può cambiare l'umore.

Anche in una storia lo spazio è importante.

"Questo è il mio spazio, quello è il tuo, io non 
entro nel tuo, tu non entri nel mio".

Non vuol dire che non lasciamo entrare nessuno nella nostra vita,
vuol dire solo che è giusto lasciare lo spazio per viverla
nel modo in cui ci si sente a proprio agio.

Bisogna lasciare lo spazio, la libertà di essere sé stessi.
Bisogna lasciarlo per esprimere quello che 
sentiamo nel modo in cui ci viene spontaneo,
senza esigere.

Non si può stare con qualcuno in modo assoluto,
bisogna stare anche con sé stessi, nel proprio
spazio. È lì che possiamo ritrovarci, è lì che 
ricarichiamo le batterie per non sfogare sull'altro
il proprio malessere.

Bisogna curare il proprio spazio, perché è vita.

Pure scopare sempre nello stesso posto non va bene,
siete d'accordo?

E niente, oggi avevo voglia di sentenziare
sullo spazio.


lunedì 7 dicembre 2015

Organi sessuali come strumenti musicali






Tu sei come uno strumento.
Sdraiata vicino a lui, ti cinge il collo
con un braccio, in modo da riuscire a toccare il seno;
allunga l'altra mano verso il tuo sesso
e ti tocca.
E tu ti senti un po' come un violoncello,
suonata da un uomo con una mano sotto
e una sopra.

Ti stuzzica il capezzolo,
strimpella il clitoride,
dopo infila un dito
e poi un altro.
Spinge a fondo,
poi torna sul clitoride,
sei bagnata e vieni,
lui affonda le dita
dentro di te,
asseconda i movimenti del tuo bacino.

Sei avvolta da lui,
ti cinge ancora il collo e
mentre vieni strapazza 
il capezzolo.

Ti guarda fisso
mentre godi.
poi ti bacia
e ti copre,
perché fa freddo.


sabato 17 ottobre 2015

Un bicchiere di vino per me sola




Vi capita mai di uscire da soli, sedervi da
qualche parte e concedervi una cosa da bere?
La mia coinquilina è astemia, studia,
ha freddo, è stanca, e così se mi gira di uscire
last minute mi ritrovo spesso da sola.

Giorni fa sono andata in un locale
che ho scoperto da poco, piccolo, accogliente
e bellissimo, dove ho notato sin da subito
la gentilezza del personale.

Adoro sedere al bancone, quando vado lì
lo faccio sempre. Se ti siedi al bancone non 
ti va poi così tanto di isolarti.
L'altro giorno,
ispirata dalla copertina col bicchiere Martini, ho portato
con me La tregua di Mario Benedetti,
visto che stavo andando in un bar. Che fantasia, eh?

Ho sorseggiato del vino rosso e per un'oretta
mi sono immersa nella lettura
come non succedeva da giorni.
Succhiavo olive bianche, rosicchiavo bruschette
e sorbivo vino, prima di cena.

Ce n'è qualcuno tra voi?
A me ispirano racconti, i bartender.
Vi piacerebbe leggere racconti zozzi su
qualcuno che sa preparare un cocktail come 
si deve?

venerdì 2 ottobre 2015

E mi hai fatto venire solo con la voce #sexystories



Nelle sere d'inverno andavi a caccia dei miei orgasmi,
per aiutarti mani odorose, labbra umide e membro eccitato.
Ci mettevi impegno, tornavi volentieri tra le mie gambe,
appena potevi.

Di notte, poi, mi restavi vicino e se ti svegliavi
mi coccolavi un po'.

Il mio ansimare era afrodisiaco per te
- sei bella quando godi -
e rallentavi i movimenti se andavo troppo in fretta.

Poi venivamo insieme,
tu, sull'orlo dell'orgasmo da qualche minuto,
ti lasciavi andare a fiotti di sperma,
e dei miei gemiti una volta hai detto: 
"E mi hai fatto venire solo con la voce".

lunedì 28 settembre 2015

Le mani in gola | #Mojito





Le prime ore dietro al bar profumano di menta un po' di più,
arriva a mazzi e tocca a me sistemarla.
Poi la pesto tutta la sera, con lo zucchero di canna,
l'odore del rum esala forte, il rito è sempre lo stesso.

In questo locale un po' vintage di Monti a Roma,
il mojito è una specialità.
Stasera torno al lavoro con dei bei pensieri in mente
e una piacevole sensazione tra le cosce.

Ieri ho preparato cinquantatré cocktail
sotto gli occhi discreti di un ragazzo che
beveva birra. 

Sembra stare bene da solo,
viene al locale da un po' e riserva
una battuta gentile per chi gli siede accanto,
per me e i miei colleghi.

Dopo il turno mangio sempre un ghiacciolo
fuori del locale, seduta su dei gradini.
Ieri notte, mentre succhiavo ghiaccio 
al sapore di limone, l'ho visto 
salire a cavalcioni della sua vespa blu.
Mi ha guardata, si è fermato ad attendermi.

Ho esitato, lo ammetto, ma poi mi sono alzata
da terra, ho fatto i quattro passi che mi separavano 
da lui e sono salita sulla vespa, in silenzio;
gli ho cinto la vita con le mani, mentre con uno scatto
spingeva verso il basso per accendere il motore.

Mi ha portata nel suo piccolo monolocale che si affaccia
su un terrazzino pieno di piante,
sentivo ancora odore di menta.
Dappertutto.

Mi ha assaggiata piano, al buio, non prima di aver 
percorso tutto il mio corpo con le mani,
per spogliarmi e accarezzarmi.

Un fremito, potente.

Ero tesa verso il piacere.
Ha cominciato a scoparmi,
colpi di bacino lenti e decisi,
e mentre godevo ha posato le mani
sulla mia gola, per poi stringerla con 
una lieve pressione.




Da bambina, quando volevo venire in fretta,
trattenevo il respiro.